Rischiare per crescere, la prevenzione come forma di presenza e ascolto.
I comportamenti giovanili a rischio rappresentano oggi un tema che interpella con urgenza il mondo adulto ed i contesti educativi, sociali e di cura. È un fenomeno in costante trasformazione, dove ai profili di uso elettivo di una sostanza si avvicendano storie di policonsumo, dove accanto ai consolidati utilizzi di alcol, marijuana e cocaina si affacciano il crack, la ketamina e in genere le NPS (Nuove Sostanze Psicoattive), dove si estende e approfondisce il misuso di farmaci e psicofarmaci e si diffondono comportamenti sempre più intrecciati alla dimensione digitale, come il gaming, l’uso dei social e altre forme di fruizione online. Accanto a queste dinamiche, si osservano con crescente frequenza forme di ritiro sociale e di isolamento, in cui alcune ragazze e alcuni ragazzi riducono progressivamente la partecipazione alla vita scolastica, alle relazioni tra pari e alle attività extrascolastiche, fino a strutturare veri e propri percorsi di allontanamento dai contesti di crescita e di cura.
Il campanello d’allarme suona quando quello che nasce come svago, curiosità o abitudine diventa progressivamente difficile da interrompere o da limitare. Quando un comportamento inizia a occupare uno spazio sempre maggiore nella quotidianità, può finire per incidere sul benessere personale, sulle relazioni, sulla scuola, sull’umore e sulla qualità della vita. Allo stesso modo, il ritiro sociale e l’isolamento possono configurarsi come segnali di disagio: non sempre si manifestano in modo eclatante, ma attraverso assenze ripetute, riduzione delle interazioni, chiusura progressiva negli spazi domestici e digitali, difficoltà a mantenere ritmi e impegni. Accanto al campanello di allarme deve trovare posto la comprensione del significato evolutivo di alcune sperimentazioni e della loro valenza comunicativa, incluso il possibile valore protettivo o difensivo che alcune forme di isolamento possono assumere in fasi di particolare vulnerabilità.
Dopo il successo dell’esperienza “Dipendenze viste da vicino”, realizzata nel 2024, il tema torna al centro di un approfondimento rivolto a studentesse e studenti, con uno sguardo aggiornato sui fenomeni emergenti e sulle nuove forme di dipendenza e comportamenti a rischio, includendo anche le traiettorie di ritiro sociale e di isolamento.
Operatrici e operatori sociali esperti nell’ambito dell’educazione e della prevenzione dialogheranno con ragazze e ragazzi, offrendo informazioni corrette e strumenti per orientarsi, favorendo una maggiore consapevolezza rispetto ai propri comportamenti e alle proprie scelte; instaurando momenti di confronto attivo e di ascolto non giudicante, anche rispetto a quelle esperienze di distanza dagli altri che, se riconosciute e comprese, possono diventare occasione di ripartenza e di riattivazione delle risorse personali e relazionali.
Operatrici e operatori di Fondazione Gruppo Abele e di Università della Strada Gruppo Abele ne parleranno in diretta nazionale con studentesse e studenti.