EVENTO NAZIONALE LIVE STREAMING PER LE SCUOLE

Insieme contro la violenza sulle donne

A cura di Fondazione Una Nessuna Centomila

Evento live streaming. Martedì 25 novembre 2025, ore 10:00-12:00

Partecipazione scuole gratuita previa iscrizione entro il 22 novembre 2025, fino a esaurimento posti.

Con Celeste Costantino, Filippo Maria Nimbi e la partecipazione straordinaria di Ariete e Nicole Rossi. Conduce Marisa Passera.

A cura di
Un evento

EVENTO CONCLUSO, 57.000 PARTECIPANTI.


Il 25 novembre, Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza sulle donne, è l'occasione per chi quotidianamente si occupa di questo fenomeno, per veicolare il più possibile informazioni e strumenti legati alla prevenzione.

Libere è uno spazio simbolico, partecipato e fisico, a disposizione delle scuole, che Unisona realizza insieme alla Fondazione Una Nessuna Centomila per il secondo anno consecutivo.

  • Simbolico perché si svolge ogni 25 novembre in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne
  • Partecipato perché arriva in streaming a migliaia e migliaia di ragazzi e ragazze e sugli schermi delle aule delle loro scuole
  • Fisico perché abitato dai corpi e dalla voce di chi racconta attraverso la propria esperienza e competenza il fenomeno della violenza sulle donne

Quest'anno abbiamo deciso di affrontare una questione poco dibattuta all'interno della riflessione sul fenomeno della violenza sulle donne ossia la violenza virtuale e fisica degli uomini adulti nei confronti delle ragazze, delle minorenni o comunque delle giovanissime.

L’epoca che stiamo attraversando porta con sé uno shock generazionale che non è ciclico, ma avviene solo in alcuni particolari momenti della storia: dopo fatti particolarmente sconvolgenti – guerre, disastri ambientali, pandemie, ciò che viene definito ‘trauma generazionale’ – o in seguito a rivoluzioni economiche e industriali di grande portata. I ragazzi e le ragazze con cui ci relazioniamo in questo momento sono frutto di entrambe queste coordinate temporali. Hanno conosciuto - con impatti diversi, in base alla loro età - l’isolamento da Covid 19 e si muovono dentro uno scenario di guerra che non hanno dentro casa ma che minaccia un ordine mondiale con cui la generazione dei loro genitori non doveva più fare i conti. Inoltre, questo è un punto cruciale, i loro genitori non sono nativi digitali e il divario tra chi ha assistito a questo passaggio tecnologico e chi c’è nato e cresciuto dentro ha creato un distacco molto più profondo di quello che esisteva tra le generazioni precedenti. È un cortocircuito che produce tante reazioni e tanti effetti ancora difficili da analizzare. E tuttavia ce ne sono alcuni su cui vale la pena porre l’attenzione in relazione alla violenza di genere in particolare l’atteggiamento degli uomini adulti – ma non solo, poiché la cultura patriarcale coinvolge tutte e tutti – verso le giovani e giovanissime generazioni.

Partiamo dall’immaginario. Anche in Italia è esistito il ’68 e quindi la rivoluzione sessuale che ha prodotto soprattutto una presa di consapevolezza del femminile. Cambia il modo di vivere delle donne, anche se non in tutto il Paese si è sviluppato un percorso di autodeterminazione femminile, quel periodo ha comunque influenzato profondamente la rappresentazione di nuovi modelli: si va in giro in minigonna, si indossa il bikini in spiaggia, le artiste si presentano sempre più scoperte, si fa strada un modello che mostra senza particolari pudori il proprio corpo. Eppure, i genitori di oggi, pur appartenendo a quella generazione degli anni Settanta, sembrano non essere stati davvero attraversati da quella rivoluzione. Tanto che alcune forme di moralismo e bigottismo riemergono con forza nello sguardo giudicante rivolto a giovani, preadolescenti e adolescenti native e nativi digitali che vivono un’epoca in cui i modelli viaggiano con la velocità del web e l’esposizione pubblica è amplificata dall’accesso illimitato dello sguardo. Lo spazio digitale non è più delimitato né filtrato: tutti e tutte possono assistere alle esibizioni su TikTok, sfogliare le foto su Instagram, entrare nelle chat, osservare e giudicare.

Il simbolico ha, inevitabilmente, un effetto concreto. Una ragazzina che si mostra più grande viene immediatamente giudicata male. Questo infastidisce molti adulti, che sentono l’impulso di commentare e giudicare. C’è il posizionamento apparentemente benevolo/paternalistico che pone la questione in termini di “protezione” e cioè il monito a essere più dimesse per non svegliare il can che dorme. Un avvertimento che in realtà ribalta le responsabilità, spostando il problema dalla condotta degli uomini alla presunta provocazione femminile. Quello sguardo benevolo è insomma viziato da un condizionamento culturale ed evidenzia una malizia che chiama a sé gli uomini incapaci di controllo davanti a una ragazza che mostra l’ombelico, che indossa una maglietta scollata o che manda baci con il suo lucidalabbra alla fragola.

Tutte le generazioni tendono a raccontarsi in opposizione a quelle successive (‘ai miei tempi non si faceva così…’): è un principio che torna in tutte le narrazioni. Ma qui non si tratta solo di questo, anche perché oggi non esistono più ragioni per stigmatizzare così duramente il corpo femminile. Parliamo piuttosto di un altro fenomeno culturale: la tendenza ad adultizzare le ragazze sul piano sessuale.

E quindi dal simbolico passiamo al virtuale. Tutti i dati sulla violenza digitale mostrano che le donne restano le principali vittime. Nello specifico delle ragazze si possono notare almeno due cose sulla tipologia dell’insulto e su chi lo esercita. Nell’esposizione di se stesse sui social network, le ragazze ricevono sempre commenti di natura sessuale e sessista. Ma quello che colpisce è che a metterlo in atto non sono solo i pari, ma che fra loro c’è sempre un pubblico adulto. E non bisogna commettere l’errore di credere che siano uomini depravati o con problemi. No, non è così. Sono uomini adulti che hanno normalizzato la violenza a volte rendendosene conto, altre volte no. I recenti casi dei gruppi social “Mia moglie” e “Figa” ci dicono proprio questo. Tra i partecipanti di questi gruppi c’erano uomini stupiti del clamore suscitato dalle loro azioni e non riuscivano a capire cosa avessero fatto di male. Giudicano, commentano e insultano come se tutto questo fosse normale, legittimo, persino dovuto. Sia chiaro, non stiamo parlando solo da un punto di vista legale e diffamatorio, ma da un punto di vista culturale: una ragazzina di 14 anni che si veste e si trucca come una ventenne, potrà pure sembrare più grande, ma ha sempre 14 anni. Pertanto il giudizio non può ricadere su di lei, ma deve concentrarsi su quegli uomini che si giustificano dietro l’età delle adolescenti.

A tal punto da passare dal virtuale al fisico. Ci sono altri dati allarmanti che investono le giovani e le giovanissime. È l’aumento di violenza sessuale e la totale mancanza di consapevolezza su cosa sia il consenso. Questo vale molto di più fra pari, ma purtroppo è in aumento anche fra gli adulti. In assenza quasi totale di un’educazione sessuo-affettiva – carenza che attraversa tutte le generazioni, i ragazzi e le ragazze si avvicinano ai loro primi rapporti sessuali con modelli di pornografia che purtroppo propongono dei veri e propri stupri filmati. Rapporti lunghi e violenti, dove le donne subiscono il sesso. Non lo agiscono e non lo desiderano. L’immaginario legato agli stupri di gruppo è ancora molto forte. La reificazione del corpo delle ragazze sembra dire non solo che dev’essere a disposizione, ma che dev’essere pure punito.

Chi si occupa di violenza sulle donne sa bene che quando si nomina questo fenomeno non va fatto mai in termini allarmistici. Non siamo in presenza di un’emergenza, ma purtroppo di una dimensione culturale strutturata e sistemica. Eppure in questo particolare periodo storico qualche preoccupazione in più va segnalata: c’è una regressione di cui bisogna farsi carico proprio a causa di quello shock generazionale citato all’inizio. Più le ragazze appaiono libere - ed è bene sottolineare il verbo apparire perché non è detto che lo siano realmente – più cresce l’odio nei loro confronti.

Il tema della libertà resta il cuore del problema: viviamo ancora in una cultura e in una società incapaci di accettare la libertà delle donne. Tutti i casi di femminicidio ci raccontano questo. Donne che a un certo punto decidono di porre fine a un rapporto, donne che vogliono lavorare, donne che vogliono decidere se diventare madri oppure no. La ricerca di autonomia è ancora qualcosa di intollerabile. È così evidente questa regressione che basta concentrarsi sull’età delle vittime per cogliere questo peggioramento.

E allora che fare? Uno spazio come questo, messo a disposizione delle scuole, vuole per prima cosa nominare le questioni e metterle al centro di una riflessione: troppo spesso diamo per scontato ciò che scontato non è. Ragionare insieme su alcuni nodi significa a volte scoprirli per la prima volta. Ma il tentativo più importante è quello di offrire degli strumenti per leggere e interpretare alcuni comportamenti e provare a prevenire fenomeni di violenza o, ancora, sostenere chi li sta già subendo.

La violenza domestica è il dato più alto di violenza sulle donne, questo significa che nelle classi c’è chi è vittima di violenza assistita e ormai sappiamo che vedere e respirare la violenza equivale a viverla: capirlo, segnalarlo e indirizzare le vittime alle figure preposte può davvero cambiare e salvare la vita. In questo senso la scuola può davvero fare la differenza. Inizieremo questo percorso proprio dagli studenti e dalle studentesse, per capire insieme se percepiscono nella loro vita la normalizzazione della violenza e l’assenza di una cultura del consenso. Lo chiederemo a tutte e tutti. Perché lo sguardo adulto su entrambi produce ruoli culturali e sociali e perché pensiamo che alla loro età non ci debba essere colpevolizzazione del maschile, ma confronto e condivisione di emozioni e paure che tanto condizionano i comportamenti di oggi e quelli di domani.

Fondazione Una Nessuna Centomila

Una Nessuna Centomila è la Fondazione italiana dedicata alla prevenzione ed al contrasto della violenza sulle donne.

Protagonisti dell’incontro

Celeste Costantino, Vicepresidente Fondazione Una Nessuna Centomila

Filippo Maria Nimbi, psicologo clinico, psico-sessuologo, docente e ricercatore all'Università la Sapienza di Roma

Ariete, cantautrice

Nicole Rossi, attrice e autrice

Marisa Passera, conduttrice Radio Deejay

Celeste Costantino è vicepresidente della Fondazione Una Nessuna Centomila e fa parte dei board di UN Women Italy e Cospe. È stata deputata nella XVII legislatura e componente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno delle mafie. Ha guidato l’Osservatorio sulla Parità di genere del Ministero della Cultura ed è stata consigliera per la Mediazione culturale nella XIX legislatura. È autrice del libro Predatori. Sesso e violenza nelle mafie (Fandango, 2025) e coautrice del libro Senza legge. Perché l’educazione sessuo-affettiva a scuola è una questione politica (Tlon, 2025), autrice del documentario Rita Pisano (2022) per Rai Storia, e sceneggiatrice della prima graphic novel sul tema del femminicidio, Roberta Lanzino, ragazza (Round Robin Editrice, 2012), con i disegni di Marina Comandini. Nel 2005 ha fondato l’Associazione antimafie daSud per la quale ha curato il dossier Arance insanguinate sul caso Rosarno.

Filippo Maria Nimbi (1988) è nato a Città di Castello e vive a Roma dove lavora come psicologo clinico, psico-sessuologo e divulgatore scientifico. È professore associato in psicologia clinica presso l’Università telematica eCampus. Ha ottenuto nel 2018 il dottorato di ricerca in Psicologia dinamica e clinica presso l’Università La Sapienza di Roma, con cui continua a collaborare in vari progetti di ricerca e intervento su argomenti quali il desiderio sessuale, lo stigma nella comunità LGBTQIA+, il chemsex, il consenso e l'educazione sessuale, il dolore genito-pelvico e la sessualità nelle patologie croniche (es., infezione da HIV, tumore al seno, fibromialgia e vulvodinia). È autore di numerose pubblicazioni scientifiche in ambito nazionale e internazionale e collabora con vari enti scientifici, associazioni e aziende, come l'Istituto di Sessuologia Clinica di Roma e la Federazione Europea di Sessuologia (EFS). È stato ospite fisso del programma SEX di RAI3 e responsabile scientifico del progetto di educazione affettiva e sessuale “A Luci Accese” promosso da Durex.

Arianna Del Giaccio, in arte ARIETE, è nata ad Anzio (RM) nel 2002. Ha iniziato a suonare la chitarra a 8 anni e successivamente il pianoforte, sviluppando una passione per la scrittura e la composizione dei propri brani. Nel 2019 pubblica i primi singoli Quel bar e 01/12, che rivelano subito la sua sensibilità artistica. Nel 2020 esce l’EP Spazio con Bomba Dischi, in cui emerge uno stile semplice e diretto, definibile come bedroom pop. Segue 18 anni (disco d’oro), anticipato dal brano Venerdì, con cui Ariete si afferma come voce autentica della sua generazione. Nello stesso periodo collabora con gli Psicologi in Tatuaggi, disco di platino, e pubblica L’ultima notte, triplo platino, colonna sonora di Summertime e spot estivo Cornetto Algida. Nel 2022 pubblica il primo album Specchio (disco d’oro), accolto positivamente dalla critica e nella shortlist del Premio Tenco come Miglior Opera Prima. Nel 2023 partecipa al Festival di Sanremo con Mare di guai, scritto con Calcutta e prodotto da Dardust (disco di platino). Nello stesso anno esce il secondo album La notte, anticipato da Rumore e seguito dal suo primo tour nei palazzetti, che la consacra come una delle voci più giovani e significative della scena italiana.

Nicole Rossi vive a Roma, dove è nata nel 2001. Attrice e autrice, ha partecipato a importanti produzioni televisive, tra le quali Il collegio e Pechino Express (di cui è stata vincitrice nel 2019). È tra i protagonisti di Skam Italia 5 e protagonista di Skam Italia 6, serie tv Netflix. Ha pubblicato Isolament(e)o. Il diario che non ho MAI scritto (De Agostini, 2020) e il romanzo Arya (Sperling & Kupfer, 2022).


Come partecipare

LA PARTECIPAZIONE A QUESTO EVENTO LIVE È GRATUITA E RISERVATA ALLE SCUOLE SECONDARIE DI II GRADO. A discrezione dei docenti potranno essere iscritti anche gli studenti delle scuole secondarie di I grado (3a media), se adeguatamente preparati sugli argomenti trattati.
La partecipazione è a numero chiuso: saranno accettate iscrizioni sino al raggiungimento del numero massimo previsto.

L'evento sarà trasmesso in modalità live streaming all'interno degli istituti scolastici.
Nel caso l'istituto volesse utilizzare spazi diversi da quelli scolastici (cinema, biblioteche, spazi comunali, ecc.) dovrà inviare comunicazione all'indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. La definizione dell’accordo con la location, la verifica dell’apparato tecnologico di ricezione in streaming, i relativi costi e gli oneri organizzativi saranno a carico della scuola.

ISCRIZIONI SCUOLE
- Per gli istituti che hanno effettuato la preiscrizione: entro il 10 settembre hanno ricevuto un'e-mail con le istruzioni necessarie a perfezionare l'iscrizione.
- Per gli istituti che non hanno effettuato la preiscrizione: da settembre gli istituti non preiscritti potranno iscrivere le classi limitatamente ai posti ancora disponibili.

Agli istituti iscritti, in prossimità dell'evento, saranno inviate le modalità di partecipazione all’incontro.

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